Papa Francesco possedeva uno straordinario dono per il linguaggio e le immagini: “La Chiesa è un ospedale da campo dopo la battaglia” , “Abbiamo creato una cultura dello scarto che scarta anche le vite”, “Misericordia è il nome di Dio”, “Una Chiesa autoreferenziale è malata” “andate alle periferie!”. Egli esortava tutti a ricordare le tre T: Tierra, Techo y Trabajo (tradotte in italiano come Terra, Tetto e Lavoro). Le definiva diritti sacri e le invocava ripetutamente ogni volta che si rivolgeva all’Incontro Mondiale dei Movimenti Popolari, un raduno internazionale annuale di piccole organizzazioni comunitarie che lavorano per la giustizia.
Le sue 3 T divennero un grido di battaglia per la giustizia sociale e gli standard minimi di vita. Francesco utilizzò per la prima volta l’immagine delle tre T nel 2014:
Questo nostro incontro risponde a un desiderio molto concreto – qualcosa che ogni padre e madre vorrebbe per i propri figli – un desiderio di ciò che dovrebbe essere alla portata di tutti, cioè terra, tetto e lavoro. Tuttavia, oggi, è triste constatare che terra, tetto e lavoro sono sempre più distanti per la maggioranza. È strano, ma se parlo di questo, alcuni dicono che il papa è comunista. Non capiscono che l’amore per i poveri è al centro del Vangelo. Terra, tetto e lavoro, è la dottrina sociale della Chiesa.
Francesco ha ripreso questo tema in vari modi in Evangelii Gaudium, Laudato Si’ e Fratelli Tutti. Applicandolo concretamente, ha abbracciato calorosamente la nostra Alleanza Famvin con le persone senzatetto e la sua Campagna 13 Case. Ha inaugurato il progetto durante un’affollata udienza in Piazza San Pietro nel 2017. Durante un’udienza successiva nel 2022, ha benedetto una scultura chiamata “Rifugio” (Sheltering, in inglese), creata dall’artista canadese Timothy Schmalz, che simboleggia l’obiettivo della nostra iniziativa di ridurre o risolvere il fenomeno dei senzatetto. In una terza udienza, il 17 novembre 2024, ha benedetto le chiavi simboliche di tredici case per dare il via al nostro Progetto 13 Case per il Giubileo, “Pellegrini di Speranza”, offrendo anche l’aiuto finanziario del Vaticano per la costruzione di case in Siria.
Francesco ha coniato l’immagine delle tre T, ma il principio che la sottende è la destinazione universale dei beni materiali, enfatizzata nella prima enciclica sociale, Rerum Novarum, scritta da Leone XIII nel 1891. Nei 134 anni trascorsi da allora, i papi hanno spiegato questo principio e lo hanno sviluppato. In Laborem Exercens, Papa Giovanni Paolo II ha affermato con forza che questo principio, che subordina la proprietà privata al bisogno comunitario urgente, è il “primo principio di tutto l’ordine etico e sociale” (n. 19).
Techo, letteralmente “tetto”, non significa solo riparo, ma una vera casa con acqua pulita e servizi igienici adeguati, insieme ad assistenza sanitaria e opportunità educative e lavorative. Francesco ha sognato ad alta voce nel 2021: “Continuate a promuovere la vostra agenda di terra, lavoro e casa. Continuate a sognare insieme. E grazie, grazie mille, grazie per avermi permesso di sognare con voi”.
In Laudato Si’ (n. 152), Francesco ha parlato eloquentemente del fenomeno dei senzatetto:
La mancanza di alloggi è grave in molte parti del mondo, tanto nelle zone rurali quanto nelle grandi città, anche perché i bilanci statali di solito coprono solo una piccola parte della domanda. Non soltanto i poveri, ma una gran parte della società incontra serie difficoltà ad avere una casa propria. La proprietà della casa ha molta importanza per la dignità delle persone e per lo sviluppo delle famiglie. Si tratta di una questione centrale dell’ecologia umana. […] la creatività dovrebbe portare ad integrare i quartieri disagiati all’interno di una città accogliente. «Come sono belle le città che superano la sfiducia malsana e integrano i differenti e che fanno di tale integrazione un nuovo fattore di sviluppo! Come sono belle le città che, anche nel loro disegno architettonico, sono piene di spazi che collegano, mettono in relazione, favoriscono il riconoscimento dell’altro!»
Il background del nostro nuovo Papa Leone XIV è ricco: un frate agostiniano, un missionario in Perù, Superiore Provinciale a Chicago, Priore Generale a Roma, di nuovo missionario in Perù, nominato vescovo lì, e poi richiamato a Roma da Papa Francesco come Prefetto del Dicastero per i Vescovi. La sua scelta del nome serve come richiamo alla “dottrina sociale” della Chiesa Cattolica, che di solito è considerata iniziare con la Rerum Novarum di Leone XIII. Il 19 maggio 2025, meno di due settimane dopo la sua elezione, Papa Leone ha citato Fratelli Tutti, esortando un incontro ecumenico a dire “no” a un’economia che impoverisce le persone e la Terra e “sì” allo sviluppo umano integrale. Mentre era ancora Vescovo di Chiclayo in Perù, dove la nostra Famiglia Vincenziana ha una forte presenza, Papa Leone ha benedetto un progetto 13 Case nella regione di Lambayeque e ha sottolineato quanto sia importante un’abitazione adeguata.
È già chiaro che Papa Leone, come Papa Francesco, avrà una forte agenda di giustizia sociale. Ci si può aspettare che continui l’impegno della Chiesa per le principali preoccupazioni di Papa Francesco, come l’ascolto di tutti usando una metodologia sinodale, enfatizzando la promozione della pace e della giustizia (come ha fatto nel suo primo discorso dopo essere stato eletto), insistendo sulla dignità e i diritti dei rifugiati e mostrando compassione per gli emarginati.
Ogni papa ha il suo percorso di vita , la sua personalità, il suo modo di pensare e le sue priorità. Ognuno è diverso, ma Papa Leone ha già significato che continuità e comunione caratterizzeranno il suo tempo nel papato. Possiamo essere fiduciosi che egli, come Papa Francesco, sarà una voce eloquente per i senzatetto.
Di Padre Robert Maloney, C.M.